NUOVO ALLESTIMENTO AL MUSEO ARCHEOLOGICO
Origine dei ritrovamenti

TOMBA 88

La sepoltura messa in luce durante la campagna di scavi 1997, databile al 575-550 a.C., era coperta da un monumento funebre, esposto all'ingresso del Museo. Questo rappresenta un betilo appoggiato sulla spalliera di un trono ed ha una lunghezza di cm 156 (pari a tre cubiti fenici), una larghezza e uno spessore di cm 52 (pari ad un cubito). La tomba, orientata verso nord, è del tipo a fossa e si distingue per le sue dimensioni (lunghezza cm 230, larghezza cm 96, profondità cm 100).

Il personaggio sepolto nella tomba sovrastata da questo particolare ed unico monumento funebre è un uomo anziano, come dimostrato dai denti (N. 5) ed è certamente persona di rango, poiché è corredato oltre che da vasi di produzione locale (NN. 1-2 e 4) e di importazione (N. 3), anche da numerosi gioielli d'oro (N. 8) e d'argento (NN. 6-7, 10).Il corpo del defunto era sepolto secondo il rito dell'inumazione, mentre il rito prevalente a Monte Sirai, così come nelle restanti colonie fenicie occidentali, è quello dell'incinerazione. Sul fondo della fossa e in posizione centrale è stata rinvenuta una lastra di pietra collocata a coprire il corpo all'altezza del bacino. La funzione della pietra era quella di costringere l'anima del defunto all'interno della tomba e di impedirle il ritorno nel mondo dei vivi. Il corredo era costituito da un attingitoio (N. 2), impugnato nella mano destra, e dalla relativa anfora (N. 1), in posizione eretta e appoggiata alla parete occidentale della tomba. Gli ultimi due recipienti di corredo, un aryballos corinzio MC-LC (N. 3) e un piatto ombelicato (N. 4), erano collocati, il primo, aderente al cranio, e, il secondo, nell'angolo nord-orientale della fossa. Il rilevante livello sociale del personaggio sepolto nella Tomba 88 era segnalato oltre che dalla presenza del monumento funebre, nonché dall'aryballos corinzio, anche dalla presenza di un piccolo tesoro di gioielli in oro e argento collocati nella tomba. Una parte dei gioielli era indossata, come nel caso dell'orecchino aureo (N. 8), del pettorale (N. 9) e dell'anello (N. 6). Un altro gruppo invece era ammassato immediatamente a destra del cranio, forse conservato in origine in un sacchetto di stoffa o di cuoio. Si tratta di 10 orecchini del tipo cosiddetto a "canestrello" e di una catena con 38 anelli (N. 10), e di una fibula circolare (N. 7), priva dell'ardiglione. All'atto del rinvenimento, i gioielli apparivano saldamente legati tra di loro a causa dell'ossido. Il numero esorbitante degli orecchini a "canestrello", non raro nelle tombe di età fenicia del Mediterraneo occidentale, potrebbe permettere di supporre che la funzione di questi oggetti fosse non solo esornativa, ma che avesse anche una valenza di tipo premonetale.


TOMBA 90

Rinvenuta nel corso della campagna di scavi 1997, la tomba 90 rientra nella tipologia assai comune delle tombe a fossa con rito ad incinerazione. La cavità ricavata nel tufo mostra un profilo rettangolare, lievemente arrotondato a sud; lunga circa 140 cm e larga 40 cm, è orientata secondo l'asse NNE-SSO. Nella fossa furono deposti gli oggetti del corredo solo dopo il definitivo spegnimento del rogo funebre (data l'assenza di tracce di combustione sui vasi), a copertura di carboni e ossa calcinate. Sia le caratteristiche tipologiche della tomba che la modalità del rito funebre ben si inquadrano in quelle note per la necropoli fenicia di Monte Sirai. L'interesse della sepoltura è dato dal cospicuo numero di vasi che costituiscono il corredo e dal loro ottimo stato di conservazione. La disposizione dei recipienti all'interno della fossa riflette una precisa distinzione funzionale: in particolare le due brocche del "corredo rituale", con orlo espanso (N. 2) e bilobata (N. 1), utilizzate nelle operazioni di preparazione del defunto sono collocate in posizione marginale, nell'angolo sud-est della tomba. Data la natura e la tipologia dei vasi rinvenuti, l'esame dei materiali, e soprattutto il loro numero elevato, permettono di ipotizzare che la persona sepolta fosse di età adulta, e probabilmente di sesso femminile. Inoltre, il tipo di tomba, gli oggetti del corredo, il rituale utilizzato inducono a ritenere che il contesto possa essere datato nella parte finale del secondo quarto del VI sec. a.C.. Fondamentale ai fini della datazione è la morfologia dei due vasi rituali e dei piatti ombelicati.


TOMBA 103

La fossa ad incinerazione ospita il corpo di un bambino che sembra essere stato oggetto di particolare tenerezza da parte dei genitori. La tomba, di piccole dimensioni, poiché non supera i 70 cm di lunghezza, contiene tuttavia un corredo di grande interesse. Infatti, sono presenti due coppe, delle quali una (N. 11) di produzione della Grecia insulare e l'altra (N. 12) di fabbrica locale. Ulteriore motivo di interesse è la presenza di una collana composta da vaghi e da amuleti (N. 13). Questi ultimi, in particolare, erano destinati alla protezione in vita del piccolo defunto. Un orecchino d'argento (N. 14) ne adornava il naso.


TOMBA 95

La sepoltura, individuata nel corso del 1997 e scavata nel giugno del 1998, apparteneva probabilmente ad un individuo di sesso femminile che faceva parte del gruppo familiare delle tombe NN. 88 e 90. Dello scheletro inumato della defunta restano solo parti delle ossa degli arti inferiori, tra i quali era sistemata una lucerna a due becchi (N. 5) con evidenti tracce d'uso. La testa doveva essere cinta da un diadema di foglie d'argento, del quale si conserva una minima testimonianza (N. 5), mentre il collo era ornato dall'amuleto Occhio Ugiat (N. 4) in pasta vitrea verdastra.


Il corredo, particolarmente ricco, era composto da due brocche con bocca trilobata (NN. 7-8), da una brocca con orlo espanso (N. 9) e da un piatto (N. 6). Nella mano destra era collocato un attingitoio (N. 2), mentre a metà del corpo era sistemata un'anfora (N. 1). Questa, con il suo peso, doveva contribuire a tenere all'interno della tomba l'anima della defunta, affinché non uscisse a disturbare il mondo dei vivi.