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Il Sulcis
si estende, nella Sardegna sud-occidentale, dalla valle del fiume Cixerri
fino alla costa, caratterizzata dall'ampio Golfo di Palmas. La regione
comprende anche le isole di San Pietro e Sant'Antioco, le più vaste
tra quelle che orlano la costa sarda.
Le nuove prospettive
di lavoro in miniera determinarono un graduale ma profondo mutamento nella
popolazione e nel territorio. Lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo,
in particolare nella zona di Bacu Abis, si incrementò durante la
prima guerra mondiale.
Alla fine del
1936, l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani) con il metodo dei sondaggi individuò
il bacino Sirai-Serbariu che si rivelò di eccezionale vastità.
La previsione di una intensa attività nei nuovi pozzi e del conseguente
afflusso di manodopera suggerirono il progetto di una nuova città
operaia vicina alle miniere ed al porto di S.Antioco che doveva assicurare
il trasporto dei materiali estratti in loco.
La nuova città,
chiamata Carbonia, fu costruita in poco tempo ed inaugurata da Mussolini
il 18/12/1938. Dal punto di vista architettonico è caratterizzata
dai tipici elementi della città fascista. Al centro si trova la
Piazza Roma intorno alla quale sorgono i principali edifici: la Torre Littoria
(alta 27.5 m ed oggi Torre Civica), il Municipio, la Chiesa, il Dopolavoro,
il Cinema-Teatro e due grandi fontane. La Chiesa è in stile romanico-moderno,
costruita, nella parte inferiore, con granito di Teulada e per il resto
in trachite. Sono adiacenti la Canonica e il Campanile alto m. 46, riproduzione
in piccolo di quello di Aquileia.
L'A.Ca.I. commissiona
il piano regolatore della città al proprio ufficio tecnico, crea
un istituto autonomo per le case popolari, affida il compito di progettare
la città agli ingg. C.Valle e I.Guidi, costruisce una centrale elettrica
alimentata col Carbone Sulcis.
Dopo un primo
periodo di intensa attività estrattiva, con l'avanzare della seconda
guerra mondiale, il ritmo produttivo registra un notevole rallentamento.
Alla caduta del fascismo, vi è una ripresa (il Carbone Sulcis rappresenta
l'unico combustibile disponibile in Italia per il rilancio dell'apparato
industriale nazionale) ed una seconda fase dello sviluppo di Carbonia sia
dal punto di vista demografico che economico. Ma ben presto la riapertura
dei mercati internazionali e la concorrenza del carbone straniero, avvia
l'industria mineraria ad una crisi lenta ma inesorabile che diede luogo
ad una vasta mobilitazione operaia e cittadina. Questa, insieme con quella
delle vicine industrie di Portovesme, ha creato in tutto il Sulcis una
difficile situazione economica a cui si cerca di dare una risposta soprattutto
attraverso attività quali turismo, cultura e servizi.
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