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ESPOSIZIONE TATTILE PER NON VEDENTI
PERIODO NEOLITICO 6000- 2800 a. C
PERIODO ENEOLITICO 2800 - 1800 a. C
Il territorio di Carbonia e del suo comprensorio offre cospicue testimonianze delle varie fasi
della Preistoria del Sulcis.
Sono frequenti i depositi archeologici in grotta soprattutto a partire dal periodo
Neolitico fino, in alcuni casi, all'età del Bronzo (1800 - 850 a.C.).
I ripari naturali furono utilizzati come abitazioni, ricoveri temporanei e luoghi
di sepoltura: talvolta sono state rinvenute anche ossa umane concrezionate insieme
al calcare delle rocce.
I villaggi sono stati individuati spesso per la grande quantità di strumenti per
la caccia e le attività lavorative e domestiche, realizzati in ossidiana e selce, e degli
scarti della lavorazione degli stessi strumenti, prevalentemente sotto forma di schegge.
In altro tipo di pietra sono realizzate le accette.
L'ETA' DEL BRONZO (1800-850 a. C.)
Le testimonianze dell'Età del Bronzo riguardano il periodo iniziale, detto della Cultura
di Bonnannaro (1800- 1600 a.C.): la loro provenienza è probabilmente da identificare nei
corredi funerari della necropoli a Domus de Janas di Locci Santus: delle sue tombe infatti,
sono caratteristiche le scodelle, i tripodi, le olle, che rappresentano l'ultimo
stadio evolutivo della Cultura Campaniforme (2100 -1800 a.C.).
Gli altri reperti esposti sono pertinenti ad un periodo non meglio precisabile -
per mancanza di altri dati - della Cultura Nuragica, come la piccola macina per il grano
e la testa di mazza, strumento per la percussione, ed inoltre alla fase finale
dell'età del Bronzo (1150 - 850 a.C.): si tratta di alcune delle oltre 1500 forme ceramiche,
in buona parte miniaturistiche, recate come offerte al santuario in grotta di Su Benatzu,
Santadi.
L'ETA' DEL FERRO (850 a.C. - 500 d. C.)
PERIODO FENICIO E PUNICO (750- 238 a. C.)
Alle prime testimonianze dell'Età del Ferro, che si riferiscono ancora alla civiltà nuragica,
nel Sulcis subentra spesso ed in alcuni casi si affianca la cultura fenicia, presente con
numerosi insediamenti sin dalla fase più antica della colonizzazione; insieme a Sulci-Sant'Antioco,
S. Giorgio di Portoscuso, Nuraghe Sirai e Tratalias, Monte Sirai rappresenta una fondazione
della prima ora.
A partire dal 520 a. C. circa Cartagine occupa i territori precedentemente fenici, imponendosi
anche con gravi distruzioni, come nel caso di Monte Sirai.
Il corredo funerario esposto proviene dalla necropoli punica (V e IV sec. a. C.), composta
da camere sotterranee scavate nel banco roccioso; rispetto al precedente periodo fenicio
cambiano i costumi funerari - si passa così dalla incinerazione alla inumazione dei defunti -
ma si conservano prevalentemente le stesse forme ceramiche rituali, come le brocche per le
libagioni e per le unzioni, e quelle di accompagnamento, come i piatti e le coppe.
Sono frequenti anche oggetti personali, come i bottoni d'osso.
Dal tofet (IV - I sec. a. C.), luogo sacro e di sepoltura per i bambini morti prematuramente,
provengono la stele, raffigurante una divinità stante e l'urna cineraria sigillata da un piatto
con funzione di coperchio.
PERIODO ROMANO E ALTOMEDIEVALE
(238 a. C. - 500 d.C. circa)
Nei primi secoli della presenza romana, a fronte delle trasformazioni economiche, che
si manifestano ad esempio nei modi dello sfruttamento del territorio, si assiste ad
una forte continuità culturale, evidente soprattutto nel culto e nelle attività artigianali.
Fra le nuove forme dell'occupazione del territorio, le ville sono spesso vere unità produttive:
il frammento di mosaico faceva probabilmente parte di un pavimento.
Le monete sono fra gli oggetti più comunemente rinvenuti; gli insediamenti vengono
individuati anche attraverso le numerose necropoli; il corredo esposto - proveniente da una
località sconosciuta - risale tuttavia al periodo bizantino.
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